https://www.paua.it/aggiornamento-2015-cosa-ho-imparato-da-un-campionato-invernale-a-vela-sul-lago-di-garda

Dopo un paio di campionati sui Dolphin di Desenzano posso aggiornare la mia personalissima lista.
Non parto dalla A in quanto la precedente lista mi impone di partire dalla lettera N.

Non ho imparato solo a navigare, anzi..

n) per quanto il tastierista la possa mettere in chiaro, ci sarà sempre una drizza dello spi che s’incattivisce ed interrompe un’ammainata perfetta.

o) il ghiaccio delle 8.00 di mattina ci fa ricordare che possiamo far le spaccate meglio di Carla Fracci

p) se non c’è vento, le bandiere sopra al circolo garriscono per la termica che si genera col barbecue acceso per il punto precedente.

q) la vendita del panino con la salamella raggiunge un break-even-point (pareggio tra costi e ricavi) circa 20 minuti prima che sia cotta la pasta.

r) La tartare di cavallo è un tipico piatto da velisti. In genere gli stessi che chiedono una tagliata (talmente cotta al sangue che) “che arrivi da sola” (con le sue zampe).

s) In genere sotto coperta ci son un numero di vele pari al numero di errori possibili nella scelta prima dell’issata.

t) L’equipaggio che non porta viveri a bordo diventa capace di trovarne per la strada (o per il lago). Arrischia l’accosto pur di bere.

u) il vento può arrivare fino a 10 minuti dopo il tempo limite per far partire la regata. In genere è ben steso su tutto il lago, senza onda e di gradevole intensità. In genere seguono improperi e invocazioni divine dei velisti lacustri.