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Il paese dei balocchi o il supermarket del prodotto Italiano? Più che un culto per l’eccellenza, sembra un grosso Esselunga (su tre piani col buco in mezzo) in cui vanno in scena tutti i migliori espositori dell’italianità. Da gran cultura non posso far altro che apprezzare; da colletto bianco riconosco il genio per aver intuito che fosse possibile vendere l’Italia agli italiani.

EATALY SI, EATALY NO

Il tempio del presidio Slow Food e del culto del buon cibo: dove il sale grosso per la pasta viene surclassato dal Fior di Sale Mandarino e Pepe Rosa (160g per soli 7,5euro). Inutile girarci intorno: a quale italiano (mediamente mentalmente sano e troppo preso dal lavoro per andare a far la spesa alla cascina la domenica) non viene in mente il “mangiar sano” ? La vista del fast food stile anni ’90, colmo di quindicenni ventenni sbarbati provoca l’ennesimo conato salutista. Probabilmente sto invecchiando?

CIBO & MUSICA?

Il pi&ugrande; Eataly sorge nell’ex Teatro Smeraldo, struttura della Milano del 1942. All’epoca era la sala più capiente del capoluogo lombardo; di proprietà della famiglia Longoni fino al passaggio ad Eataly, il Teatro Smeraldo ha visto debuttare Mina, Celentano e la grande Josephine Baker.

Adesso i loro fantasmi si aggirano silenziosi tra caciotte e capicolli; lo Smeraldo è stato il di culto per il Varietà. Negli lustratissimi anni 80 e la gestione di Gianmario Longoni ha conosciuto una nuova primavera all’insegna del grande musical italiano e statunitense. Sul suo palco spettacoli di artisti come Giorgio Gaber (più meneghino del Duomo), Gino Bramieri e Ornella Vanoni, musicisti italiani del calibro di De Gregori e Paolo Conte, e veri e proprie star internazionali come Bruce Springsteen, Bob Dylan, Ray Charles o Rudolf Nurejev.

Oggi tra lo stand dei salumi norcini e quello delle verdure a Km zero c’è un palcoscenico; servirà ad allietare i clienti, da specchietto per le allodole per richiamare lo shopping dell’apparato digestivo.

EATALY CORPORATE

Di Eataly apprezzo anche il Manifesto delle loro intenzioni che, alla faccia dei beceri copincolla tra le aziende più rinomate: spicca per originalità (anche grafica) e passione.
Quella che ogni italiano dovrebbe avere innata.

In tempo di crisisituazione congiunturale fa specie trovare le offerte di lavoro per Eataly sparse ovunque sul sito. Forse il food, unito alla qualità dà i suoi frutti?

Così pare: infatti se la Eataly Net Srl (quella che compare in fondo al sito per intenderci) nel 2012 ha fatturato solo 44mila euro, il volume d’affari dell’intero gruppo Eataly (con a capo la Eataly Invest Srl) nel 2012 è arrivato a 177.317.495 euro. Probabilmente la Eataly Net Srl sarà una newco dedicata all’ecommerce, mentre la Eataly Distribuzione Srl incassa circa 100 gestendo i punti vendita. Facendo due conti, il marchio e l’idea, di prima vista, sembrano marginare nonostante gli strascichi della polemica sulle assunzioni.

Per i più curiosi, questa è la composizione ad oggi del gruppo di aziende sotto il marchio Eataly di proprietà di Farinetti:

gruppo_eataly