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Quale senso assume festeggiare il compleanno quando il Milanoversario è diventato il nuovo per contare lo scandire degli anni? Ho passato i trenta, oramai compleanno più, compleanno meno poco importa. Il Milanoversario è il giorno del trasferimento a Milano da Roma. Ma misuro il tempo che passa?

SEMPLICEMENTE MI ACCORGO DEL TEMPO CHE PASSA

Non ho bisogno di misurarlo.

Comincio a conoscere (fin troppo) Milano, compresi svincoli autostradali. In alcuni posti posso dire di esserci già stato (più e più volte!). Sono stati consegnati diversi edifici che erano cantieri aperti qualche anno fa. Merito del motorino? O di 13.000 Km fatti in una micro-città?

Preferisco i supermercati alle birrerie. E non ho un pub di fiducia. Non mi confesso con nessun barista e non torno più a casa dopo l’orario di chiusura. Vedo i giovani sbattuti sui Navigli a prendere l’aperitivo universitario. È piuttosto low cost per il portafoglio quanto high effort per lo stomaco.

Preferisco la trattoria della domenica (o la gita fuoriporta) al risveglio dopo una serata di bagordi. In tre parole: non c’ho più il fisico.

Snocciolo aziende come le vecchiette di paese sull’uscio picchiettano il rosario. Abbiamo entrambi il nero: loro lo indossano, io lo cerco nei bilanci.

Comincio a pensare di dover restare a Milano. L’idea mi dispiace fino ad un certo punto: non m’impaurisce l’idea di una relazione duratura. Forse son troppo giovane per fare il padre.

Non posso più soffriggere come prima. E preferisco la pasta fatta in casa piuttosto che quella industriale.

Apprezzo il pranzo in modalità spending review fatto al supermercato piuttosto che la schifezza dei baretti locali. Non compro più scarpe da ginnastica, le chiamo scarpe da free-time. Ne ho un solo paio, per il resto porto quelle da ufficio.

Una domenica sul divano è sana.
Se fuori piove.