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Noi viaggiamo su treni comodi con l’aria condizionata o su barche lente.
Loro viaggiano strettissimi al limite del poter respirare (in 40 su una jeep scassata).
Ammassati senza poter nemmeno muovere gli arti, contano 1…2… fino a 1.000. Quando arrivano a 20.000 sanno che sta per arrivare una agognatissima sosta nel deserto. Loro attraversano il Sahara per fare “Il Viaggio”, noi al massimo attraversiamo l’Italia sfrecciando ad alta velocità.

Definiamo il loro viaggiare come “Il Viaggio della Speranza”, dove si intrecciano storie di guerra, di sfruttamento, di maltrattamenti e di violenza.
Noi al massimo ci “spostiamo” e li guardiamo dall’alto in basso.

Tutto quello che hanno è in un sacchetto di plastica perchè a bordo dei barconi o dei gommoni non c’è posto per l’inutile.
Tutto quello che portiamo noi è in una valigia.
Almeno una.

Loro portano un carico di speranze, aspettative. Noi al massimo spostiamo delle emozioni.
Cosa siamo noi in confronto a quei veri Viaggiatori?
Che diritto abbiamo di chiuder loro le nostre frontiere o abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità?