https://www.paua.it/trasparenza-aziendale

Un blog personale dovrebbe perlomeno citare gli argomenti del giorno: il menu di oggi prevedeva “riunione con le alte sfere aziendali”. Un menu annunciato in pompa magna, condito di proclami ai 4 venti (trasparenza, comunicazione diretta ed aggiornamento continuo degli stakeholders): insomma roba da presentarsi col vestito della domenica e la spilletta aziendale.

Eppure così non è stato; ne vorrei parlare per filo e per segno, ma chi è fuori dal Consorzio in cui lavoro (ancora per poco, il contratto scadrà inderogabilmente dopo l’estate…) potrebbe non capire, non cogliere fino in fondo e soprattutto qualcuno dell’azienda potrebbe storcere il naso. La congiuntura economica è un affairs noto, più trito e ritrito di un pesto genovese fresco di stagione. Traspare solo il forte scollamento tra le aspettative del pubblico (i dipendenti) e i contenuti del discorso dai vertici.
Eppure c’è di mezzo la vita lavorativa delle persone e delle famiglie.

LA CASALINGA DI VOGHERA

Certe volte mi chiedo se i testi (o i canovacci dei discorsi) siano calati in ogni azienda dallo stesso regista. Bisogna “motivarli” oppure “la struttura deve andare avanti in ogni modo ed in ogni dove”, nonostante la pioggia, il caldo, il sole e la neve. Si fanno discorsi regionali (qua va meglio, la va peggio), politici (il colore bianco è meglio del blu?), economici (le banche, le aziende) e tutti concludono con i più classici conti della casalinga di Voghera. Già perché ogni economista d’impresa fondamentalmente non è altro che l’incarnazione e la semplificazione della donna che gira la polenta.
Nessuno si fa gabbare da un discorso altisonante e fiducioso, ricco di prospettiva e allo stesso tempo privo del numero vero di dipendenti che mangeranno il panettone.

Quando si parla di numeri e stipendio, tutto quello che non passa il setaccio della unanime convinzione, resta sospeso nell’aria e volerà via alla prima folata di vento. La casalinga di Voghera, vituperata e biasimata dai tocchi accademici, ha sempre ragione. Inutile navigare intorno ai problemi o raccontare la favoletta delle buone potenzialità a dipendenti abituati ad ascoltarne dai clienti. Siamo persone il cui lavoro è giudicare i business, non neolaureati con i grilli per la testa.

Una volta avrebbero detto:

Stai rubando a casa dei ladri

Chiedere un po’ di reale trasparenza ed una sana due diligence (=verifica delle decisioni) al vertice aziendale non è quindi diritto del lavoratore?
O forse, almeno in alcuni casi in cui è in gioco il posto di lavoro, non sarebbe meglio raccontare ai dipendenti quel che vogliono sentirsi dire?

In fondo, se i capi stanno in alto e i dipendenti in basso, ognuno ha bisogno dell’altro.
E nessuno ha bisogno della storiella, per quella ci sono le fiction su Rai1.